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Caltagirone, "Città della Ceramica"

 

L'origine della ceramica siciliana ha radici molto antiche, quando Sicani e Siculi erano padroni di tutta la Sicilia.

La produzione di ceramiche risale a prima della colonizzazione greca. Inizialmente venivano plasmate a mano libera, e solo intorno all'anno 1000 a .C. fu introdotto l'uso del tornio dai Cretesi, attraverso continui contatti commerciali con i Siculi. Ciò permise la foggiatura di vasellame tornito e arricchito da decorazioni graffite e dipinte. Foto bacino antico

Alcuni secoli dopo, si verificò l'insediamento dei Rodio-Cretesi che fondarono Gela, rendendola una delle più fiorenti colonie greche di Sicilia. Essi trasmisero l'arte della produzione del vasellame nell'area di influenza che andava dall'isoletta di Mozia e da Marsala per la Sicilia occidentale, a Riesi, Mazzarino, Ragusa, Siracusa, Caltagirone, Centuripe, Megera Iblea e Naxsos per la Sicilia orientale.

L'esistenza di fabbriche in queste località è testimoniata dal ritrovamento di forni per la cottura dei manufatti in condizioni più o meno buone, e dai numerosi cocci ritrovati in prossimità delle fornaci che testimoniano il rifiorire dell'attività ceramica in questi luoghi intorno al V e IV secolo a.C.

Furono gli Arabi che insegnarono a praticare l'invetriatura e la decorazione del vasellame, appresa a loro volta in Persia, Siria ed Egitto, conferendo in tal modo una nuova dignità all'arte della ceramica isolana.

Il processo di sviluppo della produzione di ceramica, non si fermò nemmeno con l'avvento degli Svevi e dei Normanni, quando Federico II di Svevia, decise la deportazione di arabi ribelli a Lucera, non includendo fra questi i liberi cittadini e gli artigiani arabi, i quali continuarono a permanere nell'Isola anche dopo la cacciata degli Angioini al tempo di Federico III d'Aragona. Alla morte di quest'ultimo(1327), predominava ormai in Sicilia la tecnica e lo stile musulmano, che nel frattempo aveva adottato la “stagnatura” ad opera della cultura Sveva, ovvero la smaltatura costituita dalla invetriatura stannifera a base di stagno, o piombifera a base di piombo.

Dalla fine del XV secolo, e sino a tutto il XVII secolo, è di moda l'arte rinascimentale italiana, tanto che la stessa Spagna come pure la Sicilia, subisce l'influsso e l'importazione di prodotti italiani.

Comunque Caltagirone, essendo una tra le più importanti città della Val di Noto per ricchezza e per il suo estesissimo patrimonio feudale, e in quanto sede di potenti famiglie catalane, vide sempre più prosperare l'arte della ceramica, e mentre in altri centri di produzione come Siracusa e Licata quest'arte si indeboliva a causa delle continue scorrerie a mano armata delle parti contendenti e dei pirati, Caltagirone, poichè posta all'interno dell'isola, e quindi più quieta e lontana dalle lotte, conobbe una notevole prosperità, tanto da farne l'unico centro di produzione della Sicilia Orientale, ed ivi visse indisturbato sino al terremoto del 1693 a seguito del quale, per la necessità della ricostruzione, molti artigiani affinarono le proprie capacità produttive, per adeguarsi ad una continua evoluzione di stili e decori.

Nel XIX secolo, Caltagirone è ormai divenuto il più grande centro siciliano di produzione di vasellame e stoviglierie, di cui ancora oggi esistono molti reperti nel mercato dell'antiquariato, e fioriscono in tal modo le fabbriche dei “cannatari”, ovvero produttori di “cannate”, termine dialettale con il quale si indicano le brocche da vino. Foto fangotto antico

Tra la prima e la seconda guerra mondiale, si diffondono sempre più le porcellane, che entrano nell'uso quotidiano di tante famiglie, e a partire dalla fine degli anni '50 l'introduzione delle plastiche arreca un danno irreversibile all'attività dei “cannatari”, che trovano nell'emigrazione i più sfortunati, e nel cambio di attività i più fortunati, un motivo di sopravvivenza.

Alla fine degli anni '60, Caltagirone registra la presenza di 12 ceramisti, presso cui trovano occupazione molti giovani usciti dall'Istituto Regionale d'Arte, diretto allora dall'illustre Prof. Antonino Ragona, che ha dedicato la sua vita allo studio e alla ricerca delle radici storiche e culturali, a cui sono attinte queste note, proseguite poi come direttore del Museo della Ceramica di Caltagirone.

 

 

 

 

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